
Listen to thl404-legnano-razionamento by redigio MP3 song. thl404-legnano-razionamento song from redigio is available on Audio.com. The duration of song is 12:26. This high-quality MP3 track has 95.56 kbps bitrate and was uploaded on 22 Nov 2024. Stream and download thl404-legnano-razionamento by redigio for free on Audio.com – your ultimate destination for MP3 music.










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The transcription is a reflection on the hardships faced during war, including rationing, black market trading, bombings, and round-ups. The narrator recalls the scarcity of food and the thriving black market. They mention bartering rice for fabric and their experiences during air raids. The story also touches on the fear of being arrested and the sadness of losing loved ones. The narrator concludes by lamenting the loss of youth and longing for a return to happier times. www.rediso.it E la storia continua Un rassionamento, la borsa nera, l'oscuramento, i bombardamenti e i rastrellamenti Sarebbe rassionamento, borsa nera, l'oscuramento, i bombardamenti e i rastrellamenti Puarit, tempo da guerra, rassionamento dopo guerra Quattro parole, quattro momenti diversi di una stessa tragedia Puarit, sei sempre stato, sei nato, Puarit Mangiamo sempre pan e pan, e compensiamo il pan con il pan PiĂ¹ della miseria che consentiva la tessera nonaria Tanto di pane, di pasta, di olio, sale era introvabile Quel tanto che bastava per non morire di fame E prosperava la borsa nera In quella borsa lì, profonda come il posto di San Patrizio Trovavi di tutto, qualsiasi genere di alimento PiĂ¹ caro, ma c'era di tutto Veni a casa mia, quando si usciva dalla porta con la roba Acquistava e sentivamo alle spalle la voce del padrone che lo comandava Stai attento a non farmi pescare E stai pescando di noi che troviamo di me Abbiamo fabbricato il sapone in casa Lo facevamo solidificare in stampi di legno Durava poco e aveva scarse qualitĂ detergente sgrassanti Quando lavavamo la faccia col sapone di fabbricazione casaringa Ci entrava negli occhi un solo bricio di schiuma Erano dolori da non dire L'occhio si infiammava subito Diventava rosso come il fuoco Ci bruciava meredettamente E non riuscivamo a tenerlo aperto per una buona mezz'ora Non ci mancava il riso Che dovevamo perĂ² andare a barattare con tessuti nel Novarese Allora regno dei risae Cioè a Trecate, Benintago, Romentino, Galiate e Cameri Noi che abitavamo la zona delle tessiture Portavamo nella zona del riso, per il cambio merce Scampoli di tessuto per abiti e per camicie Una volta che avevo sul manubrio della bicicletta Un sacco pieno per tre quarti di riso Andai a finire, io, il sacco e la bicicletta In una campagna che costeggiava la strada In due metri al di sotto del livello stradale Non ne avevo neanche tempo di spaventarmi Tanto il deragliamento fu improvviso E improvviso il salto fuori programma Andai a finire sul terreno morbido perchĂ© era appena coltivato Sotto il sacco di riso e sotto la bicicletta I colomi, io la bicicletta, non roveciato il sacco di riso Un'altra volta il mio zio MilĂ² Andavamo sempre in comitiva Fu arrestato perchĂ© il piĂ¹ anziano del gruppo E' messo in gattabuia Fu rilasciato solo perchĂ© Dipendente della banca industriale di Galiate Che aveva dato tutte le garanzie sulla sua onorabilitĂ Fu quello il periodo di maggiore attivitĂ del nostro forno La marnetta, il lea, cioè il lievito Il pangheta, i fascini derubiti Il rè d'un pan giallo La farina da fermento e da fermentone Bianco e giallo Il pane è una giunta a quello Poco in veritĂ che ci assegnavano le leggi della nona di guerra E tutto questo status di miseria, di provvisorio, di incertezza Ci sospingeva avanti, come si fa per dire Verso il nostro futuro che era avvolto nel mistero Del di lĂ a venire In giĂ¹ l'oscuramento Oscuramento per le strade Finestre coperte di tende spesse e impermeabili alla luce elettrica Persiane e porte sempre chiuse al cadere della sera Anche nei mesi caldi della primavera e caldissime dell'estate C'erano sempre bombardieri nemici in crociera di guerra Protetti dall'oscuritĂ della notte Pronti nel nostro cielo lombardo Sulla prima luce entra vita tra le case del paese Ma che vita assurda Ma Dio stramaldica la guerra Ma cosa puĂ² farci Dio se non ci sa fare l'uomo Che è il maggiore interessato PerchĂ© è lui che soffre e muore Arrivavano i bombardieri verso le dieci di sera Prima l'allarme delle sirene, lucubre e acuto Poi una specie di brontolio lontano Che avvicinandosi diventava sempre piĂ¹ sordo Se venivano da aver prima bombardato Milano Si vedevano gli accenni del fuoco lontanissimo della contraerea I char, i char, smurzecchi di char Si usciva dalle case silenziosamente Col fagottello delle cose preziose Preparate in precedenza sotto braccio Noi del rione ci si incammanevamo verso la chiesetta di San Bernardo E lì, chiacchierando del piĂ¹ o meno per farci coraggio Si aspettava il fischio del cessato allarme Sei lì, sei lĂ Io andai verso il ponte di Oglici No, io non andai verso Varese Ti smorza quella sigaretta? Ma se vedi lì fai massacriti Una volta per caso una piccola bomba cadde, forse per accidente Dietro il mio giardino Io in quel momento ero a letto sveglio in attesa di non so cosa Vi di entrare dalla finestra aperta come una fiammata improvvisa Seguita da uno schianto Il suono delle sirene Lucubre Anche se annunciava il cessato allarme Toglieva un peso dello stomaco e del cuore Una certa diffusa paura ma non conciliava al sonno che tardava sempre a venire Anche se pensavi che a Milano era cento volte peggio E mille volte peggio era essere in Trincea Tuttavia il dramma ha vissuto in quelle ore poche ma eterne Di una notte estiva fatta per la serenitĂ e la pace E ti metteva nel cuore qualcosa di doloroso e di amaro E ti domandavi senza essere in grado di dare risposta sensata PerchĂ©? Ma ben piĂ¹ temuti perchĂ© molto piĂ¹ pericolosi per i giovani in etĂ militare Erano i rastredimenti Nel quartiere del Fra Il Luigi Bertolene Era andato in Valgrande a fare partitano Ed era morto senza dare notizia di sĂ© E mio fratello era scappato di casa dopo l'8 settembre Da Pavia dove era a fare soldato Io ero regnitente all'arriva E Luigi Milani aveva come mio fratello abbandonato la divisa e il fucile Rientrando a casa Io vivevo da piĂ¹ mesi sul solaio Leggevo, ascoltavo la radio e qualche volta guardavo giĂ¹ nel mio quartiere Dagli aspettatori del tetto Un libro dopo l'altro Una commedia dopo l'altra Un'opera dopo l'altra E nonostante ciĂ² tanta tristezza Ogni tanto reparti della Repubblica di SalĂ² venivano notte e tempo a fare verifica col mitra in mano A mia mamma e alla Rosa Sacrista, madre del Luigi Milani Il sangue andava in acqua Ricordo benissimo come se fosse successo ieri Di quando un gruppetto di quattro soldati vennero a cercarci Mio fratello si accorse solo quando erano arrivati a metĂ del quartiere Subito scappĂ² in giardino con l'idea di correre verso il murretto Delle confine del circolino Di scavacarsi e di portarci al sicuro Un milite lo sorprese mentre stava aggrappandosi al murretto Vede, signora, disse il soldato a mia madre atterrita Conscia della tragedia del momento Se volessi di suo figlio non farebbe piĂ¹ tempo neanche ad alzare la mano Non sparĂ² VoltĂ² le spalle a mio fratello che ignaro scavaccava il murretto Saltando al di lĂ e scomparendo Uno degli altri militari di porta in porta Era arrivato alla camera da letto dove era rinchiuso l'edizio Milani Capirono benissimo che il ricercato si era chiuso dentro Fecero finta di strattonare la porta Poi, forse giĂ messi in accordo al precedente Se ne andarono per i fatti loro Seguiti dalla benedizione delle due mamme Che avevano giĂ visto i loro figli giĂ cadaveri Fra un rassionamento Quando tirare la cinghia e quanta difficoltĂ di prendere sonno Durante la notte e per fame Che ci rodeva lo stomaco E l'oscuramento I vegna, i vegna, i smurze, i ciar E il paese rimerso nell'oscuritĂ piĂ¹ profonda come ai tempi di Adamo e Deva I bombardamenti Adesso in sud a Milano Mezz'ora piĂ¹ che arrivano fin qui E il rassolamento Aveva quattro uomini in piazza contro il muro I tedeschi avevano ammazzato Aveva anche un tuo zio Milo E passata buona parte La piĂ¹ bella certamente della nostra giovinezza Poi è venuta la ricostruzione Drammatica ai primi anni Ma poco a poco l'acqua del diluvio che ci stava sommergendo E' andata via calando E' tornato il sole, la speranza, la vita Ma ormai la gioventĂ¹ se n'era andata per sempre E addio, giovinezza PerchĂ© non torni piĂ¹?
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